Recuerdos de la Alhambra

Ci aprì il cuore
una chiave antica e porte di acero si spalancarono,
chiavistelli desueti scattarono,
meccanismi invisibili
si accordavano
nell’arte antica della seduzione….
nell’attesa di Lei
che avanzava regale.

♫ ♫

La sua presenza invasiva
conquistava le nostre anime,
ci abbagliava col suo splendore dorico
ci conduceva su arcobaleni vaporosi
a spasso tra cirri, stelle e smeraldi,
ci trasportava su Pegasi alati
tra note passionali di porpora e oro:

Taras percorreva sentieri corallini
e invisibili sirene cantavano a boccachiusa
ne “l’offerta musicale” di Bach
nel duetto cerimonioso andante/allegro

le note,

le note,

le note





ci facevano levitare in alto…

sul Carro dell’Orsa Maggiore,

sulle guglie di Cattedrali metropolitane,
ci adagiavano su azzurri cespugli di lavanda

ci immergevano in bacini di acqua lustrale
in catarsi succedanee…♫

sulle trame di ciglia clorofilliane
di sentinelle sterlizie,

ci conquistavano con scettri di melodie ancestrali,
ci catturavano con i loro “recuerdos”. ♫
Dominava Alhambra Regina !
in un suddito silenzio di occhi e di sorrisi,
riviveva il Castello di antichi fasti di corte
e sepolte Castellane si riaffacciarono
incuriosite… ♫
sedotte, ♫


liberate
da retaggi di nostalgia
e…volavano alte le note ,
le note
le ♫
note ♫
scendevano ,
scendevano

si depositavano tra sistole e diastole
a recare la rosa di cristallo
rosa rossa d’emozioni liberate,
a suggerire visioni d’altri pianeti,

si appuntavano, le crome e le biscrome,
come luccicanti esclamativi
sugli ami di pescatori addormentati,
adornavano le chiome dei palmizi
scalandoli, in tempo allegro/largo ,
in tutta la loro verticale vetustà.
Le note, ♫

le note, ♫

le note… ♫

volteggiavano, ♫

ricadevano, ♫

si posavano, ♫

come fiocchi di manna epifanica,
sui cittadini e sulla Città ingovernata,
sulla statua di Lisea profanata
avvolgendola
con uno scialle di musicale pudore.


Cadevano le note, e la loro melodia,
come neve impalpabile di giugno,
come bianchi confetti senza peso,
senza volume e senza gravità.

Le note, ♫

ora liete ora seriose, ♫

le note, ♫
le note, ♫
le note, ♫

nella rete a trama fitta di un concerto
mi resero prigioniera,
liberando lacrime di nostalgia
infrangendo nell’iride cangiante
il puro diamante della malinconia.

Nota: dopo aver assistito ad un Concerto tenutosi nelle sale del Castello Aragonese di Taranto, venne fuori questo mio componimento fiume….dagli alberi vicino al castello scendeva il seme farinaceo dei fiori prodotti da alcuni alberi che erano sul viale…Lisea, la scultura di Francesco Trani oggi non c’è più, divorata dal tarlo, senza che nessuno vi abbia posto rimedio..la scultura era stata tratta da un tronco d’albero reciso da un fulmine estivo…la rosa era una bomboniera che Giuseppina Gravina mi aveva portato in dono era una rosa di vetro di murano…la spinetta era di legno d’acero, bianca, minuscola, non imponente come un pianoforte a coda..le prime note furono per me come folgore…e venne fuori questo mio scritto…i termini musicali li ho tratti dal libretto del Programma…non avevo mai sentito questa musica….e ne fui sedotta.

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