Sul tuo corpo di terra

dune

Sul tuo corpo di terra
passarono mercanti per la raccolta
di odorose essenze,
di sesamo e cumino s’empirono bisacce.

Di seta, pepe nero e tutte le altre spezie
riempirono le sacche a dismisura.
La tua prodiga terra
produceva fragole e viole
e rose dicembrine ad abbagliare pupille.

Il the d’ibisco, porpora ed asprigno,
tracannarono viandanti
in cerca di ristoro.
Sagittari,
invaghiti della tua brina notturna,
si sfidavano arditi nelle serate di quiete
a vincere della bella il lungo bacio.
Ti urge dentro un silenzio di fuoco.
Ruggisce il Leone che dentro imprigioni
tra sbarre d’inquietudini.

Affamati di te
bande di beduini
sfidano del ghibli l’aggressione,
con occhi sanguinanti con spade sguainate
come fulmine quieto
a fendere fortini di obbligate difese.

Cattedrali gotiche le tue guance di pesca
brillano di propria luce
solo se dall’interno ammirate,
mentre fuori dal tuo vissuto
austero si erge il monastero
di cinture di vedette circondate.

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