Omaggio ad Angelo Lippo

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Omaggio alla memoria di Angelo Lippo

 

Poi venne un caldo vento di favonio,

fu quello che voltò l’ultima pagina.

Fu come un vento gagliardo e fiero,

venuto a raccogliere la spiga ormai matura.

Venne con una lama lucente di dolore

al pari di cesoie ben affilate

a tagliar l’ultimo grappolo di sole

quello che stillava vino di poesia,

quel nettare gradito agli dei

e a quelli come te

nelle cui vene a fiumi scorre

taciturna e greve.

Fosti vessillo di cobalto

issato sulle rive dello Jonio

e figlio di carrettieri,

 come si dice ancora

tra le tue note austere.

Ma tu fosti e sempre resterai,

il nostro capitano,

sulle cui rotte si unirono a frotte

i sognatori,

gladiatori dalle mani inermi

che impugnare solo sanno

lo stilo affilato del loro pensiero.

 

Ora hai deposto il logoro timone

e la sorte di questa città

ormai non t’impaùra.

 Che tu possa godere dell’ agognato sorriso degli angeli,

mentre  a noi, superstiti, tra lo smog

di queste rive, rimangono soltanto

occhi di silenzio

che colmano di rimpianto

le ampie stive.

 

 

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