Il Grano di Lucia

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Una bella mattina di fine giugno mi sono vista arrivare la mia amica Lucia Moscatelli.
Vederla è sempre una festa per quella gioia che Lucia si porta dentro e che trasmette a chiunque Ella incontri, aveva per me in serbo una piccola grande sorpresa.
Un Vasetto di grano novello che a suo dire porta fortuna.
Grande gioia per le emozioni semplici che sono attestazioni di vera amicizia e stima…
Ma, quando Lucia mi ha parlato dei tre o quattro quintali di grano che aveva nel terrazzino di casa sua
mi è subito balzato alla mente l’impellente e prezioso bisogno di “fotografare” quella grazia di Dio.
Non avrei certamente avuto un’altra occasione per farlo! Sono veloci passaggi della Fortuna e si deve aver la prontezza di spirito di acciuffare l’occasione per i capelli!
Lucia è stata dolcissima. Con lei ci siamo date appuntamento per recarci insieme a casa di suo padre e della sua cara mammina per fotografare il grano, alle 18 del sabato successivo.

Mi risuonava nella mente un verso di una mia poesia della quale non ricordavo il titolo ma quel verso mi ritornava martellante” quando tutti intingevano il pane nel piatto grande,
quel pane che sapeva di grano e di fortuna”. Ah! Sì, si trattava di un verso di “Controra” una mia poesia rimasta inedita nonostante l’abbia scritta almeno 30 anni fa…

Volevo fotografare il grano con la luce naturale per poterne cogliere il colore dorato che ha, senza ombre, senza aloni di luce causati dal flash.
Il padre di Lucia mi ha spiegato perché il grano era a terra, senza teloni. I teloni avrebbero trattenuto l’umidità mentre invece il grano doveva asciugarsi all’aria per alcuni giorni, dopodiché sarebbe stato messo nei sacchi di iuta a trama larga perche potesse continuare ad asciugarsi e contemporaneamente “respirare”.
Questa affermazione mi ha quasi emozionata, con la fantasia già sentivo il respiro del grano quasi fosse una creatura vivente!
Lucia ad un tratto vi ha immerso le sue lunghe braccia e lo faceva scorrere tra le mani, come un mare di acqua dorata.

E’ inutile che stia a dirvi altro… per me tornavo da un safari fotografico e nel carniere portavo a casa un sacco di rimandi ai miei tempi felici, a quando quel pane, anche se duro, sapeva di Fortuna e di una perduta felicità!

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