vernissage e dintorni

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E poi succede che, a fine serata, ti cerca una persona, un Artista che ha partecipato all’ultima Rassegna, un artista per il quale avevo scritto sul suo Chitarrista di Dublino, e dopo un anno ti vuole ringraziare, ti prende delicatamente per un gomito e ti dirige verso le due opere presentate alla V^ Rassegna contemporanea “Le vie dei colori” Premio William Shakespeare. Si tratta di Luciano Alberti e mi mostra…emmmm scusate il bisticcio di parole. Mi Mostra le sue due tele, con evidente soddisfazione.

le fotografie che scatto sono penalizzate dalla presenza di vetri i quali riflettono terribilmente la luce e le ombre di chi si pone dinanzi.Sono belle opere che mi conquistano subito…una per un motivo, l’altra per un altro. Mi proietto in ambedue le rappresentazioni. Mi ritrovo dinanzi alle lenzuola stese, lenzuola colorate e fisse, senza che un alito di vento le smuova.IMG_3854.JPG

Il secondo quadro mi colpisce per i toni cupi, lacerati da uno squarcio rosso scuro come un riversamento di sangue venoso nel bel mezzo del paesaggio. La figura femminile, che pare infinitamente minuscola nel contesto dello scenario globale, mi fa tenerezza e mi suscita una specie di solidarietà e di condivisione. Le avrei dato un altro titolo… l’avrei chiamata La solitudine esistenziale del Poeta…o della poetessa, in questo specifico contesto.

casa di

Sono tornata questa sera alla magnifica Casa Vestita, a rivedere questo posto che esibisce con evidente orgoglio e passione le sue pagine storiche, stratificatesi negli anni, ma cosa dico, nei secoli… secoli su secoli…mostra i suoi millenni come i suoi gioielli più preziosi…antiche colonne doriche…pavimento romano nell’atrio…la cripta questa sera chiusa a chiave… tutto concorre a farmi respirare Arte, Storia, antica e moderna, Arte Bizantina e dipinti ad olio degli artisti dei giorni nostri…i nostri amici pittori che catturano i nostri occhi in cerca di carezze di sguardi.

 

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Cielo cupo

denso dei tuoi silenzi,

ti tutela la casa avita

mura calde come amplesso materno.

Coltre di cobalto il cielo

si riflette

su campiture affastellate.

Seduta difronte al tramonto

il cielo cerca il tuo sguardo

perduto,

in un intrico di parole senza voce.

Solitudine antica e nuova,

anima amante che non trova

l’afflato con l’amato che consola.

 

 

Sangue rubato alle stelle,

a me pare quel rosso rubino,

nel cielo che s’imbruna.

 

 

Anna

 

 

 

 

 

 

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