Noi che lasciammo il sole

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Noi che lasciammo il sole

per garantirci il pane  ed un futuro meno greve d’incertezze;

noi che non conoscemmo altro sangue

se non quello dei grappoli maturi; altra carne

se non quella delle spighe ridenti;

che non conoscemmo altra terra se non quella dei padri:

noi ora siamo qui, sradicati come l’ulivo dalle zolle.

Noi che lasciammo il sole e le case imbiancate

per servire una patria senza connotati

se non quello dello “stivale” che ci impressero nella fanciullezza;

noi, ora, guardiamo senza vedere

le cime di questi monti ammantati di neve,

mentre laggiù ancora si vendemmia, cantando.

Noi che lasciammo il sole

e l’abbraccio materno

senza più avere per mano la valigia di cartone,

noi, con gli occhi abbagliati

di mandorli in fiore, guardiamo con sgomento questa neve,

mentre laggiù

qualcuno sta essiccando i fichi al sole,

al caldo sole del profondo sud.

 

 

Agosto 1997

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Una risposta a Noi che lasciammo il sole

  1. Fabio ha detto:

    Anna… mi ha attirato il titolo e l’autrice. Vai a toccare le corde più interne dell’animo umano. Non ho parole. Trasmetti veramente… non ho parole e questo forse vale più di un commento “pensato”. Cara amica hai fatto presa su di me. Complimenti Fabio

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