la levatrice incredula

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La levatrice incredula.

Siamo a Betlemme, Maria è in procinto di partorire. Per farla aiutare nel parto, Giuseppe si muove alla ricerca di una levatrice, che, però, arriva quando Gesù è ormai nato.
La levatrice si accorge della verginità di Maria e, stupita, leva un inno alla nascita prodigiosa del Salvatore, poi corre a chiamare un’amica, pure levatrice, Salomè, e le narra dell’evento miracoloso, ma la donna si rifiuta di credere che una vergine possa aver generato un figlio, e vuole constatare di persona.
Anticipando San Tommaso, la donna incredula afferma:
“Come è vero che vive il Signore, se non ci metto il dito e non esamino la sua natura, non crederò mai che una vergine abbia partorito.”
Insieme si recano alla grotta della Natività, Salomè protende la mano verso Maria per constatare di persona, ma la mano immediatamente le si brucia.; subito Salomè implora perdono a Dio, allora accorre un angelo, che le suggerisce di avvicinarsi al Bambin Gesù e di prenderlo in braccio.
L’incredula, pentita, compie l’amorevole gesto suggeritole dall’angelo e subito viene risanata.
Fra le interpretazioni più significative dell’episodio, si ricorda la “Natività” del 1425 del pittore fiammingo Robert Campin (1375-1444), noto anche come “Maestro di Flémalle” o “Maestro di Mérode”.
La scena della Natività illustrata da Campin si articola attraverso tre momenti diversi: la Natività vera e propria, l’Adorazione dei pastori e la vicenda della levatrice incredula.
Le scritte sui tre cartigli ricordano i vari momenti dell’episodio. Lo stupore per l’evento miracoloso della prima levatrice accorsa è ricordato dalla scritta: Una vergine ha partorito un figlio; l’incredulità di Salomè, che vorrebbe verificare la verginità di Maria, dalla scritta: Crederò solo a quello che avrò toccato; il suggerimento dall’angelo per essere risanata dalla scritta: Prendi in braccio il bambino e sarai guarita.
Sul sacro evento, seminascosto sullo sfondo, tuttavia ben visibile, caratteristica tipica della pittura fiamminga quattrocentesca, che qui ben traduce la complessa simbologia della luce del Protovangelo di Giacomo, s’affaccia il sole nascente, emblema di Cristo, il “nuovo Sole” della Giustizia e della Verità.

 

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