Antonello Caricato, Poeta

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Questa sera ho il piacere di parlarvi dell’opera prima di un nostro concittadino, Antonello Caricato, il quale, pur avendo una formazione professionale esclusivamente tecnica, non disdegna di lasciarsi trasportare sul sacro monte della poesia e lasciarsi suggestionare e ispirare da Lei.

Fresca fresca di stampa e nel velocissimo volgere di alcune settimane, la sua Raccolta di Pensieri, Sogni e Dintorni, in una edizione Autogestita, si impone alla nostra attenzione.

La Copertina lucida ed elegante, riporta una fotografia dello stesso autore che è già di per sé un’opera d’arte. Predominano il Nero e il Bianco, il Buio e la Luce. Sono rappresentati alcuni alberi che si stagliano nella luce che fa esaltare il contorno frastagliato delle loro chiome.

Anche il percorso umano di Antonello è stato attraversato da luce e ombra, da sofferenza e speranza.

Tuttavia, non siamo qui per scandagliare il vissuto di Antonello Caricato ma di lasciarci avvolgere e sedurre da ciò che scrive.

Mi piace molto il titolo che il Poeta ha scelto, Pensieri Sogni e Dintorni. Lungi da lui l’ardire di definirsi poeta. I suoi sono pensieri catturati nel loro veloce scorrere. Somigliano a quei lampi che ti mandano dardi di Luce in una stanza immersa nel buio.

Il pensiero corre veloce e nell’attimo stesso in cui lo percepisci come pensiero poetico, è già svanito. Sta al poeta raggiungerlo, riprenderlo e fissarlo sulla carta. E poi una volta scritto rimirarlo con infinito amore e ritenerlo Anima della sua anima, Cuore del suo cuore, Sogno dei suoi sogni.

William Shakespeare afferma in uno dei suoi scritti più celebri “Siamo fatti della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita.”

Dacci oggi il nostro Sogno quotidiano, ho scritto in una mia vecchia poesia e ancora… Toglietemi tutto ma non toglietemi il Sogno…  parafrasando una pubblicità televisiva.

Sì, lo confesso, toglietemi tutto ma non toglietemi il Sogno. Sì, poiché  di tutto io posso fare a meno ma non del Sogno.

Dammi oggi  di vivere il mio sogno quotidiano

perché del pane, del grano, del cielo e delle nubi

io posso fare a meno, ma del sogno no.

 E’ lui il mio pane,  il mio cielo, il mio sorriso inascoltato.

Badate bene ho detto IL SOGNO, non già i sogni, perché per sognare sognano tutti gli esseri umani e forse persino gli animali.

E io credo, quasi tutti coloro che scrivono sono dei visionari, sono dei sognatori.

Hanno cioè la percezione della Vita che va fuori binario, no! Non ridete, so benissimo cosa state pensando.

Il Sogno, ovvero quella materia spirituale di cui sono impastati alcuni uomini e alcune donne, è un percorso parallelo e alternativo su cui viaggia una buona porzione di umanità, quella porzione di Umanità che viene definita con l’appellativo di artista.

Dunque cos’è questo Sogno di cui parlano i Poeti; il Sogno non è un surrogato di quello che manca nella vita. Per dirla con Freud, non è un feticcio da adorare, non è l’autoconsolazione, non è un desiderio insoddisfatto.

Il Sogno è una sorta di sublimazione del reale, è ciò che permette alla Poesia di infondere nuova Vita alle sensazioni più intime, alle speranze, alle emozioni, alla memoria.

Il Sogno può essere quella forza salvifica che ci riscatta, che aiuta a vivere, giorno dopo giorno.

Afferma Antonello:

 Raccogliere parte degli istanti di vita, catturati, respirati o sfiorati in un libro, era un piccolo frammento di un “Sogno”, da me, persona poco timida ma estremamente semplice, custodito al chiuso di un cassetto.

I sogni però, rispolverati o talvolta incoraggiati, si ricordano di noi realizzandosi con pensieri ed azioni, semplicemente semplici!

Quindi “Sogna ragazzo, Sogna” con Vecchioni, sogna e sèntiti libero di Volare. Osa sfidare la sorte, quando la Vita ti ha messo all’angolo.

Sei dotato di due ali d’insolita bellezza.

Siamo grati al cielo, se talvolta i sogni custoditi con gelosia dal chiuso di un cassetto, vengono alla luce, vengano liberati, da quelle prigioni di riservatezza e di gelosia nelle quali condanniamo sine die le nostre opere.

La Poesia può essere utile a coloro che sono orfani di parole, mendicanti di parole, avidi di parole. Loro purtroppo non sono stati scelti dagli dei.

Pubblicare un libro è altresì un’azione coraggiosa perché vuol dire mettere i propri sentimenti alla mercé di tutti. Significa stendere il lenzuolo della propria anima in piazza, esporla ai commenti e alle considerazioni di tutti, estimatori e dissacratori, amici e nemici, sostenitori e invidiosi.

Basta un Commento negativo pubblicato sui Social Network e sei bruciato.

Ma questo è un rischio che si deve correre.

Non siamo noi che scegliamo la Poesia, ma è la Poesia che sceglie noi.

Che viene a cercarci.

Per dirla con le sublimi parole di Neruda:

Non so da dove sia uscita, da inverno o fiume.

Non so come né quando,

no, no erano voci

non erano parole né silenzio,

ma da una strada mi chiamava,

dai rami della notte,

bruscamente fra gli altri, fra violente fiamme

o ritornando solo, era lì senza volto

e mi toccava.”

…..

e scrissi la prima riga incerta,

vaga , senza corpo, pura sciocchezza,

pura saggezza di chi non sa nulla,

e vidi all’improvviso il cielo sgranato e aperto,

pianeti piantagioni palpitanti, ombra ferita,

crivellata da frecce, fuoco e fiori

la notte travolgente, l’universo…..

Ed io, minimo essere, ebbro del grande vuoto costellato,

a somiglianza, a immagine del mistero, mi sentii pura parte

dell’abisso, ruotai con le stelle,

il mio cuore si sparpagliò nel vento…..”

Questa prima raccolta di Pensieri, come l’autore stesso l’ha definita, si articola in due Sezioni.

Una di poesie/pensieri, l’altra di preziosissimi aforismi, quasi simili ai componimenti Haiku, un condensato di letteratura, come pensieri coagulati, densi, intensi.

L’estro creativo e l’intelligenza dell’autore li ha coniati come un cenno di saluto, come una mano che si agita nel mentre il treno della Vita fa udire il suo poderoso fischio di partenza.

Hanno tutti lo stesso Incipit: Buona Fortuna!

Sembra che dal cuore dell’autore sgorghi come un saluto universale che si riversa su chi legge, su chi parte, su chi arriva, su chi si attende.

Sono Luminosi come fuochi d’artificio, esplodono, sono musicali come il suono che emette lo xilofono.

Buona fortuna a chi il cuore non rinnega, Buona Fortuna a chi i miei occhi con ammirazione osserva; al Mio sorriso, unica stravaganza concessami dalle stelle!”

La parte dedicata alla poesia è altrettanto densa. Ci si può trovare tutto un caleidoscopio di sentimenti, di esperienze di vita, di innamoramenti, di autoironia. Specialmente quando scrive:

“L’appassionante scrittore, s’illuse d’impugnare come una lama la penna. Flebile e silenzioso si dimenò, a scrivere sillabe a casaccio, di cui nessun s’accorse”

Non vi trovate anche voi delle analogie con quanto ha scritto il Grande Neruda?

Nel suo sforzo comunicativo il poeta non manca di annotare fallimenti, progetti e desideri. Annota con occhio attento e penetrante ciò che altri occhi non vedono, ciò che altre orecchie non odono.

E Antonello questo sguardo che penetra fin sotto il livello della terra lo possiede e ci lascia ammirati quando scrive di quell’Amore secolare che gli valse un prestigioso Premio in un Concorso Internazionale, organizzato dall’Associazione Culturale “ACHERNAR” alla sua Quattordicesima Edizione, in quel di Policoro, con la seguente Motivazione:

Premio dell’Associazione alla lirica intitolata AMORE SECOLARE di Caricato Antonio, da San Giorgio Jonico, Taranto

“Leggendo questi versi si è pervasi da un senso di serenità. Si ritorna bambini e si guarda la Natura con occhi innocenti, mentre improvvisamente gli alberi diventano protagonisti di una bellissima Storia d‘Amore”

 

AMORE SECOLARE

Due alberi, si guardano discreti prendendosi per mano, al nascere di un’alba.  Innamorati.

Leggero è il vento che dolcemente accarezza quel momento. Vorrebbero poter urlare, un semplice “Ti amo” ma sono troppo secolari per scoprirsi.

Catturano l’istante rievocando le foglie ingiallite, dal tempo.

Senza accorgersene, rendono nostalgici i loro rami spogli, consapevoli che, le loro radici resteranno intrecciate profondamente,

per sempre. !

Infine, mi piace rilevare e ribadire, che Il lettore può cogliere in questa pregevole raccolta di versi del Nostro Antonello chiarissime tracce di raffinato eros, tracce della sua vivace irrequietezza, una buona dose di romanticismo, quella sapiente ironia di cui ho già accennato e metafore abbaglianti, come quando scrive:

 “Deragliai negli occhi suoi sospesi”;  

“Mi rifugiai smarrito tra le umide labbra di un sogno”;

“Resistente all’urto impetuoso della notte”

metafore come prismi di luce che impreziosiscono il dettato poetico di questo giovane autore, destinato a varcare velocemente gli angusti confini del nostro territorio.

Ad maiora Antonello.

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Una risposta a Antonello Caricato, Poeta

  1. verdefronda ha detto:

    Bellissimo articolo
    Ciao
    Giorgio

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