Talita Kum

FanciullaAlzati

Affondo il mio passo di granito
nella sabbia delle corsie..
ti raggiungo, sosto davanti al tuo lettino
mentre sogni terre sconfinate;
sei ferito.
la tua ala sanguinate
non ha più la forza delle lunghe traversate.
sei ferito.
abbracci lembi di cielo
mentre pronunci un nome,
il tuo nome,
per non dimenticarlo,
per non perdere la strada
d’azzurro asfalto
che ti riconduca al faro
orfano dei tuoi sorrisi,
accarezzato dall’ultimo asfodelo
come gladio di Luce divina
a diradare ombre d’esistenza.
lotta, lotta, lotta
non permettere che la vita diserti le tue vene
sròsati ancora di pure meraviglie,
inebriati ancora d’infinito.

carlito, figlio mio…
io te lo chiedo ”Vivi !”

 

NOTA

Tempo fa su Poetichouse  scriveva un certo Carlito…una persona splendida…aveva un blog chiamato “Il Guardiano del faro” questa poesia la scrissi per lui, quando seppi che era ammalato…Ciao Carlito, dovunque tu sia!

 

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