Lettera ad Eligio alla vigilia della sua ordinazione sacerdotale

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Amici, nel 25esimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale di don Filippo Urso, don Davide Colella, don Cosimo Rodia e don Eligio Grimaldi oggi festeggiati da tutta la comunità Parrocchiale, sotto l’egida della nostra venerata Madonna del Popolo, ho pensato di riproporre la lettera che scrissi 25 anni fa per don Eligio Grimaldi.

LETTERA AD ELIGIO ALLA VIGILIA DELLA SUA ORDINAZIONE SACERDOTALE.

CARISSIMO ELIGIO,


Siamo finalmente alla vigilia del grande giorno, della grande promessa, della grande investitura.

Se fossi la fortunata madre di un tale figlio, stasera, sul tardi, verrei a sedermi sulla sponda del tuo letto e comincerei a parlarti, piano piano, per non disturbare il tuo raccoglimento, piano per non apparire indiscreta, cercando le parole più adatte e raccogliendo tutto il mio coraggio.

E’ vero, talvolta ad una madre costa fatica parlare al proprio figlio, specie alla vigilia di un giorno determinante, quale potrebbe essere la vigilia delle nozze, o come nel tuo caso, la sera prima della tua ordinazione sacerdotale.

Se fossi tua madre, dicevo, e per un attimo pensami come una madre, la tua, che in questa notte straordinariamente importante viene a parlarti.
Lei ti direbbe “Coraggio, figlio mio, sappi che la strada è lunga e difficile, e il cammino pieno di rinunce, di ostacoli, e talora di solitudine”.

A te più degli altri mancheranno delle braccia materne tra le quali rifugiarti, quando il fisico sarà fiaccato dalla stanchezza, quando avrai bisogno di un sorriso sereno e familiare per proseguire la tua missione. E quando tutto questo ti mancherà non potrai che ricorrere a Lei, la Madre per eccellenza divina, la Madre di tutti gli orfani, la Madre del Sommo Sacerdote e per questo Madre di tutti i Sacerdoti.
Vera Madre tua, di Filippo, di Davide e di Cosimino.

E quando le tentazioni delle cose del mondo cercheranno di ghermire la tua anima, ricordati, ricordalo sempre, Eligio, sia questo il tuo pensiero dominante, e cioè che tu Sei Sacerdote in Eterno, alla maniera di Melchisedek.

Non ci può essere carica umana superiore a questa.
I principi di questo mondo sono nulla al tuo confronto perché a te è stato affidato un sublime compito, quello di rinnovare e perpetuare il Sacrificio Eucaristico, sull’altare; quello di diffondere la parola salvifica di Dio a coloro che ancora non la conoscono, impartire i Sacramenti, rimettere i peccati, confessare i morenti.

Ti prego, ti raccomando, mio carissimo Eligio, preparati con dovizia l’omelia, non essere prolisso, ma efficace e fervido per produrre beneficio e salvezza nelle anime che ti ascoltano.
Partecipa e celebra il Sacrificio Eucaristico con intenso raccoglimento e che non divenga mai, per te, una pia pratica ripetitiva e insignificante.
Dedica tutto il tuo tempo alla salvezza delle anime.
Non dire mai “Non ho tempo” a chi ti avvicina per un consiglio e non trascurare il Confessionale.

Molte anime sono assetate di Confessori e prega lo Spirito Santo ogni qual volta ti accingi a confessare affinché sappia consigliarti nel giudizio e arricchirti di carità e di perdono.
Ama tutti e nessuno in particolare, non attaccarti alle cose di questo mondo ma sappi godere delle gioie semplici della vita quotidiana.

Non lasciarti prendere dal demone della grandezza umana, non accumulare tesori, di tutto rendi sempre grazie al nostro Padre celeste e alla nostra Diletta Madre Maria, Consacra la tua vita sacerdotale alla Madonna del Popolo sotto la cui Egida inizia la tua missione di prescelto.

Docile e sottomesso ai comandi della Chiesa, conserva sempre nel tuo cuore un vivo sentimento di grata figliolanza verso coloro che hanno favorito e coltivato la tua vocazione, fino alla soglia di questo indimenticabile giorno .

Sii sempre ordinatamente sobrio, come avrebbe voluto la tua mamma.
Lei, per un attimo, stasera ha voluto parlarti attraverso le mie sincere parole.
Ne sono certa.
E col cuore di madre ti benedico e ti affido a Maria e a Gesù.

SAN GIORGIO JONICO. 9/9/1992

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