Il profumo della libertà

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IL PROFUMO DELLA LIBERTA’

 

Era una mattina di fine settembre. Sentii il citofono suonare e, abbottonandomi la vestaglietta, mugugnando, andai a rispondere.

Chi  è? – chiesi, malcelando una nota di fastidio.  Per tutta risposta, cogliendomi del tutto impreparata, odo una voce infantile mormorare parole incomprensibili. Con un gesto meccanico però, premetti il pulsante per l’apertura del portone  d’ingresso, ed eccomi davanti un ragazzetto, che ad un esame iniziale mi parve avere all’incirca dieci o dodici anni.  – Sono fregata – pensai tra me e me, – mi stà bene, così  imparerò finalmente a non aprire a nessuno, se non alle persone di cui conosco  perfettamente l’identità.

Nel mentre si affaccendavano nella mia mente tutti questi pensieri, mi avvedevo, contemporaneamente, che il ragazzino era del tutto indifeso, non brandiva coltelli, non mi aveva  aggredita, era, anzi, piuttosto timido e di aspetto dimesso.

Un povero albanesino – pensai allora, rincuorandomi delle inutili preoccupazioni di pocanzi.

In effetti, era uno dei tanti bambini ridotti ad elemosinare per i più  disparati motivi. Primo fra tutti quello della sopravvivenza.

Il sentimento materno prima, e cristiano poi, o ambedue insieme, mi spinsero a rivolgermi  a lui con fare materno e indulgente.

Lui, il piccolo  accattone, stese subito la mano in un gesto ormai  logoro e indolore.

Si – gli dissi subito -ancor prima che aprisse bocca-  ti darò qualcosa – e lui per tutta risposta, con un idioma che a prima vista mi parve italiano :

Cinque euro, prego! –

E no!, questo era troppo, non solo gli avevo aperto senza chiedere nemmeno chi fosse, ora mi chiede anche la “tangente”, pensai un tantino irretita da tanta impudenza, usando a sproposito un vocabolo tanto in voga nei tempi di “mani pulite.”

Gli dissi allora cortesemente di attendere lì, sulle scale, e di non muoversi, dovendo allontanarmi un tantino per prendere qualche spicciolo dal portamonete.

Altro che CINQUE euro – pensavo, intanto che rovistavo nel portamonete, nella borsa e nelle tasche della giacca appesa  nell’ingresso, – neanche un centesimo mi trovo tra le mani, altro che cinque euro. –

 

Ma ecco, che accartocciata in uno scontrino della spesa trovo una banconota da10euro.Sollevata, dal non dover fare una magra figura, col mio sorriso più bello e materno, raggiungo il portone, che solo qualche gradino separa dall’ingresso dell’abitazione vera e propria.

Il piccolo, però, mi sorprese ancora una volta chiedendomi a bruciapelo:

” Non hai un profumo per la mia sorella?”

Ah! Questa  sì che è bella, – pensai, – non ho mai visto una cosa  del genere, il signorino vuole  un  profumo.

E lui quasi a rafforzare la sua inusitata richiesta continuò incalzante: ” Un profumo, un profumo di quelli che fa fssss…¯    e così dicendo imitava il rumore prodotto da un erogatore,  cioè un profumo o un deodorante spray, tanto usati da noi e tanto reclamizzati in tivvù—.

” Un profumo, un profumo per la mia sorella”

ripetè ancora  con più determinazione il piccolo accattone.

Mi trovavo in una situazione a dir poco “anomala” e  bisognava che la risolvessi quanto più rapidamente possibile,  per cui decisi di regalare a quel piccolo mendicante quella confezione di cipria profumatissima, la cui fragranza mi era  insopportabile.

Detto fatto.

Raccomandai al mio improvviso “ospite” di non muoversi, e ritornai in casa a prendere la confezione di cipria profumata.

Felice come una pasqua,  ridiscesi con il mio regalo.

Lui me lo prende dalle mani con una voracità  e un interesse tali da turbarmi un po’.

Gli  feci  vedere però come funzionava, infatti,  si trattava di una confezione cilindrica, con dei forellini a stella e un piccolo dispositivo da far ruotare per aprirli e chiuderli ogni  qualvolta se ne volesse far cadere una piccola quantità.

Come uno scolaro che subito apprende la lezione, fece  ruotare il dischetto protettivo e si versò sulle mani un pò  di polvere e se ne cosparse il viso sporco, e al momento, un  piccolo sorriso apparso improvvisamente nei miei occhi,  servì a sdrammatizzare una situazione che volgeva nel patetico. Subito tornò alla carica:

 

 

” Ma io volevo un profumo, quanto costa un profumo? ”

Al chè armata di santa pazienza, gli rispondo che con i soldi che avrebbe raccolto dalla, si fa per dire, “questua” poteva acquistare un deodorante spray in un qualsiasi supermercato.

Il mio suggerimento gli piacque subito, ma la parola  DEODORANTE SPRAY era difficile da ritenere a mente, perciò mi chiese se potevo scriverlo su un foglietto di carta.

Acconsentii. Risalii le scale per prendere l’occorrente per scrivere la parola DEODORANTE SPRAY. Questa volta però lui mi segue, non avendo fatto in tempo ad intimargli di non salire, presa  com’ero dal voler liquidare  la faccenda quanto prima.

Intanto si faceva largo nel mio cuore un sentimento di improvvisa tenerezza  e di materna  attenzione per questo singolare ragazzino.
 
Mi chiedevo cosa potessi regalargli ancora.
 
Certamente ciò che rappresentava una piccola cosa per me, sarebbe stata una magnifica cosa per lui. Prendo un foglietto di carta dalla consolle dell’ingresso dove conservo sempre un blocchetto di fogli per gli appunti telefonici e scrivo la parola.
 
Piego il foglio e mi accingo  a darglielo e in questo preciso momento mio marito esce dal bagno incuriosito di quanto stava avvenendo in  casa.
 
La porta del bagno, lasciata socchiusa, mi suggerisce di trovare tra i tanti prodotti per l’igiene personale, le varie bottigliette di profumo femminile, dopobarba maschili, shampoo e bagnoschiuma, deodoranti e saponette, qualcosa da potergli donare.
 
Intanto, mio marito mi guardava sempre più sbigottito e divertito al contempo.
 
Entro nel bagno, prendo una borsina di plastica e ci metto dentro un dentifricio.  Lui subito lo guarda cacciando la sua testa spettinata nella borsa, prende il dentifricio , e fà : E’ per me?  Cos’è questo?  Profumo?
 
No, gli rispondo, ormai definitivamente disarmata, questo è un dentifricio,
 
serve per pulirsi i denti, vedi…, anzi farò di più
 
ti darò anche questo piccolo spazzolino  che avevo comprato per la mia nipotina.
 
Una gioia inedita balenò nei suoi occhi.
 
 
 
Subito ribattè:- Quanti anni ha la tua nipotina?
 
Tre anni – gli rispondo. E lui:
 
Così a tre anni già si lava i denti la tua nipotina?
 
disse manifestando curiosità mista ad invidia.
 
Si – gli risposi. L’ha usato pochissimo però, puoi tenerlo tu, se vuoi.
 
Altrochè. Fu un tutt’uno. Svitò il tappo del dentifricio, lavò accuratamente lo spazzolino sotto il rubinetto, lo cosparse di dentifricio e come se non vi fosse nulla di strano  si lavò i denti con una specie di delirio. Così, almeno, parve ai miei occhi.
 
Intanto che gli permettevo di fare una così esaltante esperienza, avevo preso dall’armadietto del bagno un deodorante, una bottiglietta di shampoo, alcune saponette e numerose salviettine umidificate.
 
     Felice di poter a mia volta rendere felice quel bambino straordinario gli       consegnai il bottino.
 
Lui lo prese tra le sue mani sporche e volle che gli spiegassi l’uso di ogni prodotto nel mentre il telefono squillò.
 
Dovevo rispondere, congedare il bambino o trattenerlo ancora… Decisioni che al momento mi parvero più importanti.  Lo accompagno frettolosamente alla porta e mentre gli apro il portone di casa trovo finalmente il tempo di chiedergli, come si chiamasse:
 
– Jako, sono slavo – Mi rispose, con un sorriso che mi parve radioso.
 
Poi uscì dalla mia casa stringendo gelosamente tra le mani la sua borsa piena di profumo. Profumo che per lui doveva essere prezioso .
 
Come quello della Libertà.

 

A Marinelli

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Una risposta a Il profumo della libertà

  1. annysea ha detto:

    Un racconto scritto chissà quando, trovato per caso nei miei documenti word…penso che valga la pena salvarlo, perchè è ancora di Attualità!

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