Qualcuno mutò il Buio in Luce

 

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 Amici, questa sera declamerò questa poesia a conclusione della Biennale Nazionale D’Arte, penso che il testo sia abbastanza inerente al Tema della Rinascita, di cui parlerà il Relatore prof. Francesco Urso  discutendo sul brando dantesco” Dolce color d’oriental zaffiro”. ([Purgatorio, canto I, vv. 13-75)

    

 

QUALCUNO MUTO’ IL BUIO IN LUCE

 

Il persistente crepuscolo dei giorni

qualcuno mutò in luce diamantina,

le giare vuote di risate colmò di nuova musica,

spezzò i legami di antiche prigionie.

 

Progettò per me un percorso nuovo,

il suo indice, come lama d’aratro,

mi tracciò sentieri,

la breve pressione delle sue dita

spezzò il giogo della solitudine.

 

Come città fortificata ripresi a vivere,

sorridendo ad ogni nuovo mattino.

Sepolte per sempre le vestigia antiche

il lutto di Elettra riposi

tra il ciarpame delle soffitte.

 

Ecco, oggi indosso l’abito radioso

di chi ha fede nell’Unico Immanente,

la veste lavata nell’issopo,

 

negli occhi le stelle della sera

trovano balaustrate lucenti

e tra le mani germogliano i talenti

per i bambini delle terre affamate.

 

A imitazione di  Lazzaro redivivo,

a un cenno del mio Dio caddero le bende

di una sindone di tristezza.

 

Le ombre della sera furono sconfitte,

le lacrime sfrattate dai loro rifugi,

di nuove epifanie rifulsero i giorni.

 

Al Signore del cosmo spalancherò le braccia,

mise a dimora sementi di gioia

dove regnava solitudine e pianto;

accese candelabri a 7 bracci

nelle stanze inondate dalle tenebre.

 

           “Ha messo più gioia nel mio cuore

             di quando abbondano vino e frumento”

 

Sulle rovine di una Gerico abbattuta

Egli edifica città meravigliose.

 

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Esorcismo

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Una Luce settembrina/ filtra tra i miei capelli/ fuggite pensieri tristi/venite pensieri belli/

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L’oro di Puglia

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forse udirò ancora mio padre,
chiamare per nome ogni ceppo,
e trionfante donarmi il primo grappolo d’oro
che tagliava il traguardo contro il sole.

 mio padre metteva il grappolo dorato in controluce e si riusciva a scorgere persino il semino all’interno dell’acino…

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Rogo di parole perdute

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l’Alba

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L’alba si è svegliata anzitempo

 

L’alba si è svegliata anzitempo…

aveva fretta di veder nascere

il sole del tuo saluto..

 

Ecco, si svincola

dai tentacoli della notte.

Slega i nodi che l’han tenuta stretta

nella  morsa delle ombre.

 

Inneggia tra rosati pentagrammi

la sua vittoria..

Se zittisci il rumore

dei pensieri

udrai il canto del gallo

che schiude le tane

di alfabeti nuovi

e sarà primigenio mattino

avvolto tra fasce rosate.

Sarà ancora il miracolo della Luce.

 

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Vernissage

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ISOLE SENZA NOME

Siamo rocce sconosciute
con le radici immerse nel tempo,
in un tempo senza tempo
dimentico delle stagioni
senza fioriture e senza neve.

Abitiamo isole senza palmeti e senza bandiere,
nessuna nave di passaggio, mai,
potrà scorgerci
per riportarci a casa.

Amiamo la solitudine delle scogliere
e parliamo a voce alta
con coinquilini immaginari
e talvolta coi gabbiani
ciarlieri abbastanza per  regalare a volte
mezz’ora di allegra conversazione.
Venga da noi, sull’isola senza nome,
chi ha sete d’infinito e fame d’abbracci.
La sera al tramonto
qui troverà una luce ed una pace
che mai s’è vista altrove.

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Mamma, parola d’amore (per Filippo)

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MAMMA  PAROLA D’AMORE

 

 

Mamma, il tempo chiede asilo

allo stupore delle tue pupille

e l’alfabeto attinge

alla ricchezza dei tuoi vezzeggiativi.

 

Mamma, tu detieni le chiavi

del sole inesauribile,

anche quando, nuvole di pianto solcano il tuo viso

e la casa sprofonda in una nebbia di silenzio.

 

Mamma, mi donasti un’ infanzia

di pane fragrante, di acqua di fonte,

di uve passite al sole del sud.

Serbo ancora, intatta, l’innocenza

che in giorni lontani plasmasti con le tue mani

avvezze a scalare montagne di fatica.

 

Mani abili a cucire cieli

per i nostri aquiloni di fanciulle,

per i nostri saltelli alla campana,

nei meriggi assolati, di controra.

 

Mamma, riaffiora dal video dei ricordi,

il profumo di mirto dei tuoi bucati,

quel candore di percalle e di vigogna

di cui il mio Dash ultrabianco si vergogna.

 

Tu sai di ninne-nanne e di carezze

di inverni col braciere e di certezze,

di camiciole di tiepida flanella

per rendermi l’infanzia ancor più bella.

 

Mamma, sei quell’albero frondoso

che agli affanni della vita dà riposo,

e nulla chiede, nulla per sé spera,

solo un sorriso, solo una preghiera.

 

Mamma, parola d’amore,

sia se detta dal labbro di un bimbo,

sia se detta da un vecchio che muore.

 

Quale meravigliosa alchimia il cuore infiamma

ogni volta che un figlio chiama, MAMMA.

                               

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Compleanni

 

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Grazie Luciana, per essere venuta da Berlino per trascorrere il nostro compleanno insieme…

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Conchiglia fossile

 

 

CONCHIGLIA FOSSILE

 

 

Acque dei mari, dei fiumi, dei torrenti

venite a me,

l’emiciclo del mio abbraccio

sarà la vostra baia infinita

dove torneranno messapi a sostare;

sulle vostre sabbie  bianche

cavalcheranno dioscuri.

Danzeranno fanciulle al suono delle vostre onde.

 

Lontane sirene tenderanno trappole

all’agguato delle murene

e i gabbiani stenderanno lini

per l’amplesso degli amanti.

 

Mare, mare, con  occhi di salsedine

mi scruti dentro.

La tua voce è quella del marinaio

che a sera chiama per nome velieri senza padrone,

 

quando s’imbeve di luna il sarago argentato

e l’ultimo ombrellone  abbandonato

giace riverso immemore di sole.

 

Un granchio affamato rotola verso la sua tana

briciole di cielo cadute

dalle mani di una donna azzurra,

e poco lontano un uomo

affonda lo sguardo opalescente

lì dove si perde l’ultimo pensiero.

 

Mare, che a sera custodisci nostalgie di naviganti,

le tue anse racchiudono paure di naufraghi,

che le albe dissolvono in polline di luce.

 

La mia anima ambisce  tesori di fondali

e nelle notti agostane  anela vendemmiare

i grappoli porpora dei tuoi coralli.

 

invece sono qui, attraccata ad un molo

dimenticato dal tempo,

mentre mi illudo, con mani  d’amore,

di riportare alla vita la fossile conchiglia.

 

Anna  Marinelli   24/5/2002

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Paolo Borsellino

 

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http://www.colapisci.it/Cola-AmiciPerduti/paoloborsellino.htm

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