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Mamma, Parola d’amore

Mamma, il tempo chiede asilo

allo stupore delle tue pupille

e l’alfabeto attinge

alla ricchezza dei tuoi vezzeggiativi.

Mamma, tu detieni le chiavi

del sole inesauribile,

anche quando, nuvole di pianto solcano il tuo viso

e la casa sprofonda in una nebbia di silenzio.

Mamma, mi donasti un’ infanzia

di pane fragrante, di acqua di fonte,

di uve passite al sole del sud.

Serbo ancora, intatta, l’innocenza

che in giorni lontani plasmasti con le tue mani

avvezze a scalare montagne di fatica.

Mani abili a cucire cieli

per i nostri aquiloni di fanciulle,

per i nostri saltelli alla campana,

nei meriggi assolati, di controra.

Mamma, riaffiora dal video dei ricordi,

il profumo di mirto dei tuoi bucati,

quel candore di percalle e di vigogna

di cui il mio Dash ultrabianco si vergogna.

Tu sai di ninne-nanne e di carezze

di inverni col braciere e di certezze,

di camiciole di tiepida flanella

per rendermi l’infanzia ancor più bella.

Mamma, sei quell’albero frondoso

che agli affanni della vita dà riposo,

e nulla chiede, nulla per sé spera,

solo un sorriso, solo una preghiera.

Mamma, parola d’amore,

sia se detta dal labbro di un bimbo,

sia se detta da un vecchio che muore.

Quale meravigliosa alchimia il cuore infiamma

ogni volta che un figlio chiama, Mamma.

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Maria, Regina di Maggio

“Rosa bellissima dei campi di Engaddi, che di tua modestia
“innamorasti il tuo Fattore, sicchè non disdegno di farsi Tua fattura”
l’anima nostra, povera e sfiorita di virtù, da Te sia decorata,
o Regina del Paradiso!”

Dalla “Coroncina per il mese di Maggio, che si fa risalire al Beato Bartolo Longo”

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La seggiola rossa

L’altra notte, non potendo dormire,
mi sono alzata e mi sono seduta sulla seggiola rossa impagliata,
eredità di mia madre e delle cose preziose del mio passato.
La sedia è sempre lì,
sulla veranda all’aperto,
perché spesso mi alzo quasi all’alba
per catturare il rosa dei mattini col mio obiettivo fotografico.
Dentro la stanza l’aria era insopportabile,
dovevo fare qualcosa per mettermi in salvo.
Potevo morire in quella temperatura da alto forno.
Mi sedetti priva di vita…
Mi sedetti come solo una statua può sedersi.
Ma fu stupore per le mie membra.
Percepii una sensazione inimmaginabile,
a percepivo e volevo scriverla..
la parlavo, la raccontavo a me stessa per imprimere
quella esperienza nelle pieghe della mia anima
come se la vergassi su un accartocciato foglio di papiro…

Fu come se le mille braccia della notte mi attendessero, mi cullassero.
Fu come se mille aliti di vite invisibili mi soffiassero frescura,
fu come invisibili ali di farfalle e di volatili altri
mi facessero da ventaglio.
Sentivo le mille creature della notte
e che popolano quello stadio di tempo che precede l’aurora,
fare capannello intorno a me, e mi facessero la respirazione artificiale.
Fu come se mille amanti mi baciassero con aliti di zefiro e di favonio.
Fu come se mi restituissero alla mia vita ordinaria,
con una nuova fiaccola tra le mani,
per vivere ancora, ancora, domani…

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Incendio

L’alba è come gli occhi delle persone
li guardi e piano piano t’accorgi con chi sei
scendi nel suo interiore e leggi il suo cuore
senti il vibrare del suo amore splendendo
come il sole in cielo…

L’alba è nascere tutti giorni rigenerarsi
sviluppare l’energia che ci sostiene nei nostri umori
non è mai uguale a volte è allegro
come gli uccelli che volano liberi
a volte è cupo come le nuvole che
s’inseguono urlando la voce della loro unione…

l’alba è il magma che sboccia dal seno della notte
e infiamma l’orizzonte lontano
pare che lambisca il tuo cuore
avvolto ancora dalla bruma dei sogni

…L’alba è il tuo io fanciullino
che attende di affacciarsi alla vita,
e suggere la brina del mattino
che scompiglia i capelli con carezze leggere…
l’alba è un lontano aquilone, che si libra leggero
sugli affanni delle ore.
l’alba sei tu, amico mio, sono io
quando raccogliamo spighe di luce
per donarle a chi ha fame di gesti
e parole d’amore…

4 mani con “inchiostrodamore”

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alchimia

la poesia è frutto e risultato di un processo d’alchimia,
si mescola al passato e al presente,
si proietta nel futuro, fa emergere fatti e volti
che sono stati rimossi dalla pietas verso se stessi,
sono immagini come feedback intermittenti che si fanno largo
e si incuneano nel dettato poetico..

gridano come bambini che vogliono varcare placente
per andare incontro alle braccia materne,
vogliono fortemente uscire dal tunnel
per andare incontro alla Luce….

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CONTORNO (quando mancano i baci)

Disegno con cura
con un lapis carminio
il contorno del cuore
prima di cena:

anche sapendo,
che al mio tavolo,
non serviranno

baci…

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Pensiero dominante


Ancora
c’è profonda spaccatura
tra l’io cosciente
e il sogno che perdura,

nonostante
il persistere dei giorni
senza vento
né suoni.

L’anima naufraga
nella bonaccia
che travolge
più che bufera.

Il pensiero dominante
è sasso
che mi spinge
negli spalti degli abissi.

O più in fondo.

*** ***

El pensamiento
dominante

Aùn
Hay profunda
Quebrada
Entre el yo conciente
Y el sueήo que perdura,
no obstante
el seguir de los dias
sin mas viento
ni sonidos.

La alma naufraga
En la chicca
Que arrastra más
De tempestad.

El pensamiento
Dominante
Es piedra
Que me empuja
En vacios
De abismos

O más al hondo

———————————————————-
*Collección Europea de Poetas – Edizioni Lo Spazio- Fondi

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I colori della Vita

Avvicinati, figlio,
raccogli l’ultimo germoglio di grano
ripiegato sotto il calcagno del gelo,
estirpa ogni gramigna che lo ghermisce
sostienilo col tutore dell’Amore.

Così cura te stesso.

Virgulto di uomo.
Stirpe regale tu sei, figlio!

Cambia vita, amala
perché ti fu donata con amore,
irrobustiscila di virtù.
Irrorala, nutrila di luce .

Figlio, non affidare all’inganno dello sballo
il senso della tua vita,
non spenderla d’azzardo, con voli di Icaro,
in bilico tra le rupi, per provare l’ebbrezza
di un volo difettoso, che ti faccia sentire
eroe per un momento.

Spendila in fatica di sorrisi.
Spendila costruendo il tuo domani.

Guarda ed ammira,
con quanto amore intesse
la sua tana, la volpe astuta,
e come affastella briciole di sole,
la cinciallegra,
nell’affanno dell’incombente stagione.

Ricercane il senso,
cogli le sue forti fragranze,
ammorbidisci angolature stridenti,
appiana ogni dosso,
adornala di bellezza, la tua vita.

Alimenta i mattini con le molliche calde
di un pane di speranza,
che sola, dipinge
i verdi sentieri del futuro…
Amala, figlio! Vivila,
colorala di senso,
e non avrai vissuto invano, la tua vita.

Novembre 2009

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Concerto di Musiche sacre a San Giorgio Jonico

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Auguri amore mio!

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