Frecce di Luce

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Frecce di Luce ( per un dipinto di Letizia Lisi)

Così vi colse l’Artista,
maestose vestigia dai riflessi di fuoco
restate scintillanti testimoni
di civiltà dorica
a sfidare fasti che la storia vi comandò di custodire
in teche verticali di càrparo e salino.
Guardiani silenziosi
sulle trame di una città che udì risuonare il passo di Taras
giunto a quelle amene rive sul dorso di un delfino.
Vide Fidia intrecciare cordame di sculture
per cingere la fronte di rudi pescatori
avvezzi alla fatica delle reti.
Voi restate lì, nella vostra superba struttura ,
a perpetuare la memoria
di civiltà scomparse.
Voi siete frecce di Luce nel buio di questo tempo
che tutto divora nello spazio fugace di un mattino,
nel volgere veloce delle effimere pagine
dei telegiornali.

 

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Chiamerò i sogni per nome

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Un lento fluire di ombre

si palpa nell’aria.

ho le braccia cariche di ricordi

dolci e quieti.

un passo, una voce

che ancora mi parla, piano

cantilena d’infanzia, piano,

il pruno si spoglia ad uno ad uno

del fogliame, come gli anni verdi

dal corpo, fuggitivi.

forse, inavveduto,

il piede ha già varcato

la temuta soglia,

impercettibile l’onda lunare
che inargenta la chioma d’ulivo.

ad uno ad uno
chiamerò i sogni per nome,

sorgeranno sul mio cielo,
come grafiti di sole, nella notte.

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36 ore d’amore

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Prima che fosse mattina
mi destò una pioggia improvvisa,
fresca, costante, forte
che spazzò via dalle strade
ogni residuo di calura.il chiacchiericcio festoso degli uccelli
è una costante di cui non vorrei privarmi,
nemmeno in queste ore
dove il Silenzio è Sovrano.

tutto il resto è circoscritto da me
in un limbo di non amore,
mi sono decisa ad uscire dall’apnea,
ora sento la musica dei miei polmoni
che respirano
l’ossigeno inebriante dei ciclamini.

sto curando una carriola arrugginita
interrandovi piccoli fiori rosa fuxia.
“fiori di vetro”, li chiamava mia madre,
che aveva il pollice verde
come le ninfe dei boschi.

laboriosi insetti ne spostano il nettare
di fiore in fiore
per produrre nuove policromie
a quattro petali.
mentre tutti, fiori e insetti,
si apprestano al commiato con la Luce
per il riposo notturno
le belle di notte si accingono a schiudersi
in mille promesse d’amore.

come pegaso alato il mio passo
era leggero e veloce
quando arrivava l’ora del nostro incontro.
ma questa sera il mio amore era imbronciato
grosse rughe gli solcavano la fronte
mentre il sole giocava a nascondino
con nuvole in gramaglie.

le barche, messe a dormire nell’emiciclo del porto,
si urtavano tra loro, come ragazze in vena di dispetti.

questa sera non erano dolci le tue carezze amor mio,
erano urticanti come le parole di un amante geloso.
avevi visto anche tu il mio vecchio amore, Jonathan,
planare ripetutamente sopra il mio cuore.

nonostante tutto.
hai ricoperto ogni centimetro della mia pelle
con la tua umida presenza;
brividi di carezze, spalmate senza avarizia
con le tue lunghissime mani.

io, denutrita d’amore,
mi lasciavo sfamare
senza opporre resistenza.

 

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ha radici di ulivi nel petto

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Ulivi- Antonella Ursi

Ha radici di ulivi nel petto,
la mia terra,
crescono come liane sotterranee,
trasportano linfa
lì dove si assetano le zolle.
 
O ulivo generoso,
famigliole di passeri pasteggiano
golosamente dei tuoi frutti
caduti sulle aie,
e una fila di formiche laboriose
ti solleticano il dorso rugoso
memore di fatiche e secolari raccolti.
 
Silenziosi e muti, sorridono i tronchi
che sanno ospitare il ramarro operoso,
sono stanze di hotel i tuoi interstizi
per volatili venuti da lontano.
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Gemme

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vale la pena vivere

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Sì, davvero vale la pena vivere,

 

fosse solo per quei cespugli di capperi abbarbicati alle pareti antiche di qualche casa abbandonata…come succede a me, quando passo da quella strada e mi sento chiamare da quelle mura,,e alzo gli occhi per rispondere a quel richiamo seducente…e mi risponde un fiore abbagliante di semplicità…e sento che vale ancora la pena vivere fosse solo per un fiore che mi chiama…

Ho innaffiato muretti a secco di musica e parole, vi ho riversato sguardi rugiadosi per abbeverare il ramarro ubriaco di sole, ho sparso sulle mia amate colline le mia parole a brandelli, come mantelli per riparare le spalle della luna dagli improvvisi sbuffi di libeccio…

ma resto qui, a vivere i giorni senza partire mai per nessun luogo

nutrendo l’anima mia contadina ,morsicando il ramo dolce della nostalgia

stringendo nei miei pugni l’ultimo grano da lasciare in eredità all’ultimo contadino che lo vorra’  per seminarlo in terre di cui  non conosco il nome

quando sarà irrimediabile l’avanzata di una pagnotta di plastica…

quando il mare sarà orfano di delfini

e le terre di zolle dissodate.

Quando il rosa dei peschi  si aggrapperà esule

ai cespugli di gemme e di aspettative future

Io testarda inalando dimenticati profumi

ancora transito da queste amate strade,

da questi campi passo di notte

a sorvegliare il campo di mio padre…

il pozzo e sempre là..

la carrucola e il secchio  dondolano ancora,

stancamente,

ma se ascolti

si odono ancora le risate cristalline delle mie sorelle..

le mie arrivavano sempre in differita…

come se vivessi in un altro luogo,

come vivessi una diversa vita.

 

 

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Roveto ardente

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Abbagliante Luce

che dipingi le nuvole

di rosso cardinale,

mi indichi suadente

il sentiero del sogno

e l’avanzare alacre del tramonto.

Raccontami di albe bambine

e del volo ciarliero delle rondini

e dell’amato campanile

che s’ incendia ogni sera

senza bruciare,

come un roveto ardente.

 

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Ardimi di baci

2011-03-24 RONDINI SUI FILI DI CORRENTE rondini
Mi sono fatta una casa nel tuo cuore,
mi sono fatta un’altra casa.
Tienimi nella casa del tuo cuore
mio condor, mia aquila reale.
Mio tetto sono le tue braccia di selce dura,
mie stanze sono le tue nuvole rosa.
La danza dei miei passi si solleva leggera,
come un’onda azzurrina che viene verso te,
approda alla soglia della tua anima.
Mia casa sei tu, mio condor, mia aquila reale,
mio paradisèo dagli occhi di fuoco
e dal manto di piume d’aria.
Prendimi a bordo delle tue ali,
sollevami fino al cratere della tua bocca.
Ardimi di baci.

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Recensione di Lucia Chiloiro

Mi giunge gradita questa lettera della mia amica Prof. Lucia Chiloiro, che volentieri pubblico per i miei estimatori. ❤

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“GEMME” di Anna Marinelli

 

Districandosi fra gli insidiosi meandri della Vita, l’animo inquieto della poetessa trova rifugio nella “Natura” che, intanto, si veste di gemme appena schiuse, annunciando la Primavera, i cui colori infiocchettano i giardini mentre il maestrale, con la sua residua gelida forza, sospinge un tenero passero in difficoltà che, impazzito e cieco, per aver urtato contro un vetro, chiude per sempre le proprie ali. Intanto, mentre allo spuntar dell’alba il nuovo giorno si annuncia umido di rugiada, il cielo si prepara ad accogliere, tra ampi squarci di sereno, l’arrivo della Primavera che, “dopo un riverente saluto al generale Inverno”, si presta ad accudire piante, fiori che timidamente si vestono creandosi spazio nelle viscere della terra. Tra radici, zolle e umidi interstizi, si evolvono pensieri che la poetessa volutamente zittisce dentro di sé pur di udire alfabeti nuovi di ogni nascente mattino. Con la speranza che torni il sereno e suggelli con un caldo abbraccio l’intrinseco amore verso la Natura, che la poetessa attende con bramosia, immaginando di vederla avanzare su una biga dorata dispensatrice di gemme da cui protende la Vita.

 

Seduta stante leggo e rileggo i tuoi versi, custoditi in “GEMME”, e provo altrettante emozioni nel cogliere dettagli incisivi, che emergono dalla tua attenta osservazione verso il mondo vegetale, nel quale ci si immerge, traendo da ogni dettaglio visibile ed in progress, lo spunto per gioire dell’incanto di cui tu, Anna carissima, sei amabile spettatrice e fruitrice, ma al tempo stesso, espressione e manifestazione di una simbiosi elettiva che si esplica, con naturalezza tra le piante, gli esseri viventi, ed il mondo intero.

Spettacolo meraviglioso e sublime, di cui l’Uomo è parte integrante e tu, autrice consapevole di questo meraviglioso Dono, ne curi i dettagli immergendoti, nella quotidianità, in osservazione di gemme, passeri, fiori, boschi, casolari, luci, colori e tanto ancora per trarre da questi elementi la linfa di cui necessita il tuo cuore e per affrontare difficoltà a volte insormontabili che turbano il tuo animo. Sperando, nel dialogo espressivo con le piante di ritrovare il seme giusto da interrare per ritrovare vigore attraverso la nuova pianta che da esso spunterà. E’ l’augurio che noi ti rivolgiamo, ma è anche linfa di cui abbiamo tutti bisogno per trarre forza da te, Anna, ed al tempo stesso per ringraziarti per averci resi partecipi del tuo difficile momento (anche se durato pochi attimi). Ad ogni modo emozioni scaturite dalla tua sensibilità ed ora custodite nel tuo prezioso scrigno intitolato “GEMME”, versi che elevano su alte sfere la tua e la nostra anima.  Grazie Anna per averci donato uno scrigno ricco di intagli e raccordi di luce che scaturiscono dal tuo animo sincero, attento alla vita di tutto ciò che ti circonda, sensibile, amabile e decisamente espressivo, capace di ricreare in delicati versi il perfetto connubio che c’è e che, al tempo stesso, fai emergere tra te e la Natura a cui ti affidi con estrema leggerezza e fiducia.  Grazie Anna sai che ti voglio e ti vorrò sempre bene.

Lucia Chiloiro.

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Fame

2013-06-25 PAESAGGI E NUVOLE-il cielo in una stanza

FAME

 

Incalza il giorno

tra i rami sfuggenti delle ore.

Oh anelata Luce,

tu sei sabbia veloce

che sfugge alla stretta effimera

delle mie dita.

Domani nascerà un nuovo giorno

e sento crescermi dentro

una fame d’Infinito.

 

 

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