PROMESSE

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PROMESSE

L’Alba oggi promette bene..
promette sussurri al mattino..
e con lieve frullare d’ali rimuove le ombre
che si attardano ancora nelle culle degli occhi.
E’ lieto l’approccio del nuovo respiro,
più dorato il raggio come carezza breve
che presto in ardente abbraccio muterà le sembianze…
e ondeggerà il grano che trafora le zolle
e turgida sarà la gemma del robusto vigneto,
e scroscerà gagliardo il rivolo azzurro
ad attraversare pianure iridescenti
a saziare la fame di domande
che assilla l’animo dell’uomo
(ma ancor più il mio)
da innumerevoli stagioni.

20/2/2008

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Scarpette rosa

 

 

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E Carlotta farà i primi passi
con le sue scarpette rosa…
camminerà brancolando
con le mani in avanti
brandendo le dita
ad acciuffare la Vita…

Carlotta dirà il primo nome,
sarà quello di mamma,
sarà forse “papà”?

E quel giorno Carlotta
resterà a bocca aperta
udendo il suono
della sua stessa voce
che si spande argentina
come gemma di pesco

a indorare la casa
che risuona dei suoi piccoli passi…
c’è un bocciolo di rosa che cammina
nelle sue scarpette nuove..

c’è una bimba felice che chiama
ogni istante la mamma
ogni istante papà…

(Ma quest’oggi Carlotta ha 11 anni,
è una piccola Donna di già)   

Zianna

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E il naufragar m’è dolce…

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La Baia dei Pescatori

Per un dipinto dell’Artista Giuseppe La Sorsa

 

Piccola baia

che il mare lambisce e talvolta flagella,

in te, rare barche incrostate di salsedine

cercano rifugio e ristoro.

Ogni sera al crepuscolo ambiscono

al tuo abbraccio ospitale,

in te l’alveo antico dove poter riposare.

Case piccole, forti come rocce,

ospitano anime grandi

con il loro bagaglio di sudore e fatica.

Anime sospese a fior d’acqua,

mentre gli sguardi, penetrando fondali

sono alla ricerca di una pesca miracolosa.

La piccola baia non è mai sola,

come la ritrasse l’artista,

dall’alba al tramonto è frequentata

da ciarlieri gabbiani

e da uomini scolpiti dal sole

che hanno dimestichezza con il mare

più che con le stanze delle loro case…

Il mio sguardo si perde

dietro una cordigliera di nuvole

che si fonde al biancore seducente delle onde,

e mi avviluppa come una morsa

“ E il naufragar m’è dolce”

In questa tela di Giuseppe La Sorsa.

 

Anna Marinelli

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Tra Spirito e Materia

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La soffitta del cuore (Poesia collettiva)

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Cari amici, eccovi le poesie che hanno partecipato alla poesia collettiva lanciata da me su suggerimento della cara Pierina Quaglio. Vi hanno preso parte:
Giovanni Monopoli  Anna Rochira  Valeria Radicchio  Pierina Quaglio  Anna Marinelli  Angela D’Amone  Emanuela D’Arpa Giovanna Venneri  Mina Cipriano ❤ Anna De Lorenzo

GRAZIE A TUTTI.

RICORDI IN SOFFITTA <> POESIA COLLETTIVA

LA DANZA DEI PENSIERI

Danzano nei pensieri
riflessi decorati del mio cuore
raccogliendo in album immagini
nel volere intinto albeggiare.

Bagliori nel notturno orizzonte
si stagliano creando giochi di fuoco
lanciando sullo sfondo specchiato
di bianca luna candido acquerello.

Lenta la barca passeggia,
scivola su acque dorate, supina
godendo del suo giacere
al giocare con foglie galleggia
curiosando tra anfratti di nuvole
in stampa donate da umile attore.

(Giovanni Monopoli)

GOCCE DI VITA

Polvere e libri in soffitta
popolano spazi d’infanzia.
Mancano i giochi
quelli non c’erano
Solo vecchi quaderni
ricchi di storia
Solo tanta pazienza
in cordata a flebile memoria.
Solo un vecchio baule
imbiancato dagli anni
Superbo racchiude gocce di vita.

(Anna Rochira)

LA SOFFITTA DEL CUORE

Varcando la porta della soffitta,

il lucernario illumina vecchi oggetti

e subito mi riaffiorano vecchi ricordi.

Che cosa cerco non lo so,

in un angolo buio noto un vecchio baule,

specchi, giocattoli e vecchi cimeli impolverati.

Tutto ricorda l’adolescenza, la gioventù, la maternità.

Oggetti e dettagli che ti riportano indietro nel tempo e nei ricordi.

Ricordi che difficilmente il tuo cuore potrà cancellare.

(Valeria Radicchio)

RICORDI DEL MIO PASSATO

Cerco tra vecchie cose
I ricordi del mio passato
Quando io ero bambina
Vivace e biricchina.
Una vecchia foto appare e il presente mio scompare!!!
Mi sembra ancor di correre
scalza per i campi
E tu che urli forte se ti prendo sentirai gli sculaccioni,
ne facevo di tutti I colori
ma voi rispondevate con tanto amore!!
Di cose ce n’eran poche
ma non mancava niente
perche’ esisteva amore
tra i vicini e tra la gente.
Giuro a quel tempo io vorrei ritornare
guardare ancora i vostri occhi che mi han saputo amare!!!
Anche se tutto e’ impolverato sempre vivo e’ restato!!
Lo conserverò con amore nella soffitta del mio cuore!!

(Pierina Quaglio)

RICORDI IN SOFFITTA

Non ci sono fantasmi nella soffitta del cuore

ma Ricordi vivi e palpitanti

che da tempo abbiamo riposto

come dietro una lapide di marmo.

Essi bussano con le loro nocche stanche,

forse ti chiamano per nome,

ma tu fingi di non udire.

Essi ti chiamano dolcemente

ma tu volgi il capo da un’altrove.

Sono creature senza materia, i ricordi,

ma la materia sei tu che a volte

te li porti dentro come un fardello pesante.

Socchiudi la porta della soffitta del cuore,

vi sono anche gioie che troppo in fretta hai dissolto

nel vortice frenetico dei giorni.

Essi si affastellano

come mattoni di un muro invalicabile,

come un muro di Berlino

che hai innalzato nella tua memoria

per paura di cadere sotto il sisma

delle tue stesse emozioni.

Tendi la mano verso la soffitta dei ricordi,

spingila, socchiudila,

ne uscirà una luce che inonderà i tuoi giorni

e non ti abbandonerà mai più.

Perché i tuoi Ricordi sei Tu.

(Anna Marinelli)

Non ho più ricordi
Li ho chiusi, in un giorno qualunque,
in una valigia di cartone robusto.
Tutto intorno li custodisce un laccio
di tela dura, un fusto.
Non voglio che scappino lontano
da me, dal mio guscio.
Solamente la mia mente
conduce il gioco
delle mille soffitte.
Io sono stata in mille case
e delle mille soffitte
non ho più ricordi.
Li ho chiusi, in un giorno qualunque,
in una valigia di cartone robusto,
aspettando che tu la aprissi.

(Emanuela D’Arpa)

” Il vecchio aquilone ”

Riscopro
nella soffitta silenziosa
un mondo sopito…
Costumi, balocchi…
ogni oggetto ha la sua storia.
E racconta
il vecchio aquilone
di corse a perdifiato
lungo rive, un prato…
Ricorda cieli
specchiarsi negli occhi
e l ‘eco gli par di sentire…
Grida, risate…
Entusiasti, grandi e piccini.
Or trema la sua voce
parlando degli amici
dei giorni felici…
Una speranza rincuora
il vecchio aquilone…
Ritornare a volare !

( Angela D’Amone)

L’ETERNO PENSIERO

Ricordo

un mazzolino di violette del pensiero

nelle mani di mia madre

e il suo sorriso affondato su di esso

a respirarne il profumo.

Tra il pollice e l’indice

accarezzava i vellutati petali,

lo aveva raccolto nel giardino dell’Amore.

A noi ci fece dono delle violette

dal colore quaresimale

dall’intenso profumo,

affinché rievocassero per lei

l’Eterno pensiero.

(Mina Cipriano)

LA SOFFITTA DEL MIO CUORE

E poi in silenzio salgo sopra, in soffitta,

una soffitta speciale, apre la porta solo la chiave del mio cuore.

C’è di tutto, tante cianfrusaglie logorate dal tempo,

un poster sbiadito del mio cantante preferito,

più in la il ritratto della mia famiglia,

una chitarra senza corde e…

vicino alle ragnatele uno scrigno bellissimo !!!

Zitta e delicata come una farfalla sbircio dentro,

sembra che il tempo non abbia logorato nulla,

C’è ancora una letterina con un fiocchetto rosso

dove era scritto:

” Ti aspetto domani al solito posto ”

( GIOVANNA VENNERI)

 

 

SOGNO SMARRITO

Cerco nelle ombre restìe della notte

e nel fievole chiarore di stelle

il ricordo di un sogno lontano.

Il vento di brezza riporta

gli echi di storie remote,

poi frettoloso, li disperde

in un unico soffio.

Memoria di gioie vissute

che vesto di sole e i miei occhi,

appannati di tempo,

ne vedono solo i riflessi.

Si cela nell’emozione dell’aurora

o nella monotona nenia

della risacca incurante?

Lo ritrovo nella tua mano sicura

e nello sguardo profondo

che rinnova promesse

di albe serene,  condivise

anche nel tramonto della vita.

 

( Anna De Lorenzo)

 

E ci Si ni po’ scurdà

 

Gnottu piaceri, mi sentu bbinkjatu, mi riti lu cori
a trimentri figghjma e sciennima sçiucari
culli fili e po’ rraggiunari.
Mi veni a menti quann’era vagnoni,
mai na carezza, mai nu vasu.
Tanta cumanni . . . manesçti . . .
mena. . . ci nò . . .!
Ci nò busçhi.. .
Però mai nu sçaffoni.
_Mimì porta la puddica allu nonnu;
Mimì no’ ti scirrà. . . vai sobbrall’era
Inkj lu saccu, pòrtulu alla pagghjera.
Mimì fa quisçtu . . .Mimì fa sçtotru;
Mimì va’ ti qua . . .Mimì va ti ddà.
Comu Miminu sbagliava . . .era vagnoni,
kkussì Caitaninu azava nu muragghjoni.
‘Ttànima no’ mi triminteva kkiù,
no’mi cumannava, no’ mi calculava;
pi iddu, iu no’ sisçteva kkiù.
Iu mi faceva piccinnu piccinnu,
fa ca era nu picurieddu.
Spiava na trimintuta. . .spiava na mmossa.
Vule’ sgarrava sçtà muragghja!
_Fammi na mazziata e nno ssnì parla kkiù.

Ma kuannu lu peru maturò
e lu uègghju alla lampa si spicciò,
mi sçtringisçti li mani. . .
ci kiutu li uekki lu calori umtu
ancora lu sentu.
_ Mimì jutimi . . . jutimi Mimì.
E iu ccè puteva fa’!

Mi vennira a menti
li tiempi passati,
li fatii scennu vinennu ti fori.
Li scilati . . .li crannanati . . .
li maccarruni senza casu
Ccunzati cu la muddica tlu pani.
Quanta sacrifiggi pi pajà li libbri,
pi pajà la corriera.
‘Nziemi alli quaterni scritti
pi fa’ li sicaretti
puru nu bbeddu sçtuezzu ti vita ti fumasçti.

Tata mia scusimi li malicrianzi.
Quera vota la fici crossa abbuenisinnu.
No’ mmi parlavi,
ma mmi ccucciavi.
No mmi ncarizzavi
Ma ti ‘ntra la terra
mi llivasçti .

(Mimino Vizzarro 13, 11, 2018)

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Tra spirito e materia

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Ancora una volta sarò presente nel suggestivo Convento dei padri riformati, nella ridente cittadina di Pulsano, in provincia di Taranto, in duplice veste, di ospite e di commentatrice di due opere pittoriche realizzate e presentate in questa Rassegna d’Arte fortemente voluta dall’Associazione Artistica Precis Arte.

Le cerimonia del Vernissage avrà luogo sabato 17 Novembre alle ore 18.

Al mio commento sono state affidate le opere dell’artista Romano Elio Rubini

che presenterà una Natura Morta e le due opere della pittrice Maria Giuseppa Gallo che presenterà due suoi splendidi acquerelli.

Elio Rubini - Natura morta - Acquerello[1423]

OPERA DI ELIO RUBINI

 

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SFUMATURE E PROFUMI D’AUTUNNO Di M.G. GALLO

 

Asprigni cotogni

occhieggiano nascosti nel fogliame

che sfuma in mille variazioni di carminio.

Foglie e  altre foglie

si accartocciano rivelando

un bottino sfuggito alla  brama dei cesti.

Avidamente il mio sguardo vi coglie

per adornare dimore senza sorrisi.

E vi deposito, sulla tavola della mia quotidiana

Solitudine, per farmi sedurre

dal profumo di questo incalzante Autunno

che avanza senza sosta nei miei occhi.

 

 

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L’Eleganza delle Fresie di: Maria Giuseppa Gallo ( acquerello)

 

L’eleganza delle fresie è un dipinto dell’Artista Maria Giuseppa Gallo che fin dal primo momento cattura lo sguardo del fruitore e lo affascina senza forzature, ma con la naturale magia che emanano i suoi soggetti.

Infatti, sia che si tratti di fiori, sia che si tratti di frutti, di nature morte o scorci paesaggistici, gli acquerelli dell’Artista Maria Giuseppa Gallo sono depositati sulla tela con la leggerezza del Sogno, che è poi la leggerezza del suo essere Donna sensibile e artista di grande valore.

Le fresie rappresentate in questo dipinto paiono danzare in  uno spazio immateriale appena rivelato da leggere pennellate, si spandono, si librano, armonizzano tra di loro, trattenute dalla semplicità di un bicchiere che ha la forza di contenere tanta bellezza.

Fiori di primavera, calici di sole, queste diafane fresie,  spandono tutt’intorno un profumo inebriante capace di abbagliare e raggiungere gli ambiti più riposti dello spirito.

 

Anna Marinelli

 

 

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Per un’opera di Elio Rubini

Elio Rubini - Natura morta - Acquerello[1423]

 

Per la Natura morta di Elio Rubini

 

Ti guardo distesa sulla pagina di tela

e sento in me i morsi della fame,

uva succosa e bianca

come i seni della Luna.

Acini che paiono di vetro,

trasparenze, movenze, iridescenze…

Perle di succo trattenuto

in un involucro fragile e lucente

come di seta…

in un involucro forte come teche di lino,

custodite il nettare degli Dei

che noi mortali abbiam chiamato vino.

 

Grappolo d’ uva

di Elio  Rubini,

come soldati di granito

si ergono al tuo fianco

due frutti secondari,

ti fanno da scorta a tutte l’ore

quasi fossero tue sentinelle,

a difenderti dalla razzia dell’affamata volpe

e dalle incursioni delle più remote e stelle

che anelano di gustare il tuo sapore.

 

Anna Marinelli

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La casa dalla porta viola (recensione)

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La casa dalla porta viola    di Emanuela D’Arpa

 

In una bella sera di luna piena, con le stelle che le facevano da damigelle, con alcuni ulivi centenari e un Arco in pietra tufacea dal biancore abbagliante che si aprivano nella magica atmosfera di un’ antica Masseria…

In una sera d’Estate con la gioia di essere insieme io, Emanuela, Francesca, Laura e Anna Rita, lì convenute con una sorpresa sospesa negli occhi, con la gioia di vivere quelle ore sotto il bagliore della nostra amicizia…

Fu in una sera così che io feci la conoscenza de  “La Casa dalla Porta viola” di Emanuela D’Arpa.

La casa di carta aveva una porta viola e le mura di mattoni color arancio, era un connubio cromatico di una intesa felice.

La porta era di carta. Le parole ( le mura, le stanze, i gradini, l’orto, gli spazi) danzavano appese ad una intelaiatura che si apriva sul paesaggio dell’anima di questa giovane donna. Ella si riflette in questa trama danzante come una bimba su di un’altalena sospinta ora dal vento dei suoi sogni, ora sulle sue attese, ora sul suo passato recente di cui sente “ una terribile nostalgia”. Ma l’autrice, fredda nella  disamina della sua vita, afferma, nonostante la nostalgia, di “non poter più passare al passato” perché il suo essere aspira alla gioia di un amore, di una vita, di un futuro

che ella corteggia con ardore, certa di poterla afferrare e mordere come una pesca matura. “Gioia, ti corteggio ogni mattina, gioia, seduta davanti ad una tazza del mio caffè, ti aspetto… aspetto che tu venga”. Emanuela esplicita con venature di alta poesia il suo forte temperamento quando afferma:“una scheggia si conficca nel mezzo del mio anulare, ma ho una pinzetta nella borsetta” metafora, questa, di quanto l’autrice pur ricevendo ferite dalla vita sia capace di auto medicarsi, utilizzando gli strumenti di cui ella è sempre fornita.

Lei aderisce alla casa dalla porta viola, similitudine affascinante, “come una federa al cuscino”. La casa diventa una costante narrativa come un filo d’Arianna che tutto lega a sé come in un magico gomitolo di parole, versi, elucubrazioni, sospiri, attese.

Sembra al lettore, che nel marasma che la circonda la casa dalla porta viola abbia il potere di mutare le alienazioni in fiocchi di neve scintillanti.

In quelle stanze ella può anche sperimentare il calore dell’intimità che sentimenti di sincera amicizia le palesano circondandola come un abbraccio.

“ C’è una fiera di sentimenti in quella casa piena di paramenti” e se ci vuoi entrare anche tu non fermarti sulla soglia di questa casa speciale e magica; spingi, rompi i sigilli e lasciati andare in questo bellissimo e coinvolgente domicilio, dai colori vividi e caldi dove abita la Poesia della nostra amica Emanuela, poetessa di sicuro talento.

 

Anna Marinelli, 30 Ottobre 2018

 

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La leggenda del crisantemo

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La leggenda del crisantemo, un fiore che nasce dall’amore di una fanciulla per la sua mamma…

Un tempo, in un villaggio, vivevano una graziosa fanciulla con i suoi genitori. Intorno alla loro casetta sbocciavano tanti bellissimi fiori che la bambina curava con amore.

Purtroppo i giorni della serenità cessarono di colpo, quando il padre della ragazza dovette partire per la guerra. Per qualche tempo madre e figlia si rassegnarono all’attesa, ma quando fu certo che l’uomo non sarebbe più tornato, la madre si ammalò gravemente di malinconia. La bambina cominciò a temere di perdere anche lei.

Disperata si rivolse alla Madonna per sapere quale rimedio avrebbe fatto guarire la madre. Ma questa scosse il capo. Le disse di tornare a casa, di scegliere un fiore del suo giardino e di contarne i petali. I giorni di vita della sua mamma sarebbero stati tanti quanti i petali del fiore.

Purtroppo la fanciulla non trovò fiori con più di sette petali, troppo pochi… ebbe però un’idea: tagliò ogni petalo del fiore prescelto in innumerevoli striscioline, che corrispondevano ad altrettanti giorni.
Così i petali divennero molti e la mamma visse per tanti anni.
Fu così che nacque il crisantemo, il fiore dai mille petali. Un fiore generato dalla forza dell’amore di una fanciulla per la sua mamma

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Antichi sapori

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Un bell’articolo della giornalista Laura Milano che mi ha molto sorpresa….felicemente sorpresa perchè non chiesto, non pregato, non pagato, non atteso…non scritto sulla base del solito comunicato stampa che si manda solitamente alle testate giornalistiche il quale comunicato, uguale per tutti, viene utilizzato per “Confezionare” un articolo firmato dal tale o tal’altro corrispondente. Gli articoli consuntivi, quelli scritti DOPO sono quelli più veri, autentici perchè il Giornalista o il corrispondente HA VISTO e VALUTATO personalmente. Laura Milano era presente…io non la conoscevo e ancora non la conosco, ma era tra il pubblico…ha sentito gli odori, ha percepito l’atmosfera…ha colto la Nostalgia che toccava la pelle del cuore degli astanti. Numerosi, come non mai.

Grazie Laura ❤

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