Mamma, parola d’amore (per Filippo)

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MAMMA  PAROLA D’AMORE

 

 

Mamma, il tempo chiede asilo

allo stupore delle tue pupille

e l’alfabeto attinge

alla ricchezza dei tuoi vezzeggiativi.

 

Mamma, tu detieni le chiavi

del sole inesauribile,

anche quando, nuvole di pianto solcano il tuo viso

e la casa sprofonda in una nebbia di silenzio.

 

Mamma, mi donasti un’ infanzia

di pane fragrante, di acqua di fonte,

di uve passite al sole del sud.

Serbo ancora, intatta, l’innocenza

che in giorni lontani plasmasti con le tue mani

avvezze a scalare montagne di fatica.

 

Mani abili a cucire cieli

per i nostri aquiloni di fanciulle,

per i nostri saltelli alla campana,

nei meriggi assolati, di controra.

 

Mamma, riaffiora dal video dei ricordi,

il profumo di mirto dei tuoi bucati,

quel candore di percalle e di vigogna

di cui il mio Dash ultrabianco si vergogna.

 

Tu sai di ninne-nanne e di carezze

di inverni col braciere e di certezze,

di camiciole di tiepida flanella

per rendermi l’infanzia ancor più bella.

 

Mamma, sei quell’albero frondoso

che agli affanni della vita dà riposo,

e nulla chiede, nulla per sé spera,

solo un sorriso, solo una preghiera.

 

Mamma, parola d’amore,

sia se detta dal labbro di un bimbo,

sia se detta da un vecchio che muore.

 

Quale meravigliosa alchimia il cuore infiamma

ogni volta che un figlio chiama, MAMMA.

                               

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Compleanni

 

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Grazie Luciana, per essere venuta da Berlino per trascorrere il nostro compleanno insieme…

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Conchiglia fossile

 

 

CONCHIGLIA FOSSILE

 

 

Acque dei mari, dei fiumi, dei torrenti

venite a me,

l’emiciclo del mio abbraccio

sarà la vostra baia infinita

dove torneranno messapi a sostare;

sulle vostre sabbie  bianche

cavalcheranno dioscuri.

Danzeranno fanciulle al suono delle vostre onde.

 

Lontane sirene tenderanno trappole

all’agguato delle murene

e i gabbiani stenderanno lini

per l’amplesso degli amanti.

 

Mare, mare, con  occhi di salsedine

mi scruti dentro.

La tua voce è quella del marinaio

che a sera chiama per nome velieri senza padrone,

 

quando s’imbeve di luna il sarago argentato

e l’ultimo ombrellone  abbandonato

giace riverso immemore di sole.

 

Un granchio affamato rotola verso la sua tana

briciole di cielo cadute

dalle mani di una donna azzurra,

e poco lontano un uomo

affonda lo sguardo opalescente

lì dove si perde l’ultimo pensiero.

 

Mare, che a sera custodisci nostalgie di naviganti,

le tue anse racchiudono paure di naufraghi,

che le albe dissolvono in polline di luce.

 

La mia anima ambisce  tesori di fondali

e nelle notti agostane  anela vendemmiare

i grappoli porpora dei tuoi coralli.

 

invece sono qui, attraccata ad un molo

dimenticato dal tempo,

mentre mi illudo, con mani  d’amore,

di riportare alla vita la fossile conchiglia.

 

Anna  Marinelli   24/5/2002

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Paolo Borsellino

 

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Petto di nuvola

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PETTO DI NUVOLA.

Io li ho visti,
i grandi uccelli marini,
sorvolare con affanno
gli acquitrini,
in cerca di un posto
dove fare il nido,
nel tempo della cova.

 

 

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Polline di neve

 

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Abbracciami

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Abbracciami
Quando non trovi le parole per riparare all’ offesa.
Abbracciami, quando vorresti cancellare una dimenticanza
che sulla coscienza ti pesa, abbracciami.
Quando vorresti narrarmi di cose da tempo avvenute,
sepolte nel limbo del cuore e non trovi né tempo né parole,
senza parlare, tu, abbracciami.
Quando mi vedi piangente
ed evito tutti gli sguardi,
gli occhi curiosi della gente,
pietosa tu guarda più in fondo e
abbracciami, abbracciami a lungo,
fino a sentire i sussulti muti del mio petto
che s’infrangono contro il petto tuo.
Quando sorrido felice e non ne conosci il motivo,
tu senza chiedermi niente, vieni un po’, un po’ più vicino,
sorridi anche tu e abbracciami,
abbracciami forte,
nell’universo siamo soli io e te,
capirai solo allora perché.

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Le scale di Montale e le mie…

 

 

 

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

 

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue.

 

 

 

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Nell’incavo del cielo

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Ci coaguliamo
grumi di tempo e di spazio
nelle pianure sconfinate
dei deserti individuali
mentre vorremmo perire
alla deriva di un sogno
quello che ci vede mendicare
briciole di sorrisi
quel sogno aguzzino del vivere
quello che ci è culla e bara
quello che ci irride e seduce
quello che si beffa
delle nostre lacrime
e le tramuta in perle
e ci fa descrivere l’inesprimibile
intingendo pennini
nell’incavo del cielo.

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Nello splendore del tramonto

 

 

Nello splendore del tramonto

mi appari radioso,

le vetuste facciate rinnovi

con parvenza di tessuti nuovi,

Alcuni lampioni

come giovani leoni, sfoderano

la loro svettante bandiera.

Occhio d’amante, il mio, ogni cosa

rapisce. Come in un album di foto

ogni scampolo di luce custodisce.

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